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Lost Cubert

Il lavoro monotono e ripetitivo di un uomo qualunque si trasforma improvvisamente in un incubo escheriano.

2014 | 5 - 10 | Animation | Fantasy | Germany | Work

La vita di Cubert ruota intorno al suo lavoro monotono e ripetitivo. Come un automa ripete  quotidianamente le stesse azioni, nel freddo grigiore del suo piccolo ufficio. Un giorno si ritrova però in una sorta di dimensione parallela che lo aliena dalla realtà, incastrato in un n gigantesco labirinto multidimensionale da cui pare impossibile scappare. La sua disperata ricerca di una via d’uscita lo porterà ai limiti della metafisica. Tutto questo però accade solo  nella sua mente: in realtà Cubert continua a lavorare, meccanicamente, come un automa.

Il corto, frutto della collaborazione di tre registi ed animatori (Jim Schmidt, Felix Fischer e Carolin Schramm), è una claustrofobica allegoria della monotonia delle routine quotidiane e dell’alienazione che provocano. L’inestricabile groviglio da cui Cubert non riesce ad evadere sembra un incubo escheriano, in cui porte e pareti si moltiplicano e ripetono all’infinito. La qualità tecnica è molto alta, è molto interessante la maniera in cui le animazioni 2D e 3D risultino allo stesso tempo piatti e tridimensionali, in un vorticoso effetto vertigo. L’atmosfera straniante è costruita perfettamente, anche grazie all’aiuto di un ottimo sound design, che aggiunge altri elementi di disturbo in questa storia di ‘smarrimento’.

Vengono alla mente molti film – la situazione iniziale ricorda molto Brazil di Terry Gilliam, la multidimensionalità richiama il Nolan di Inception – ma anche del suo primo corto Doodlebug – e le compresenza di realtà e immaginazione ha un qualcosa di Essere John Malkovich, ma il tutto ha una sua originalità unica, i tre registi sono stati molto abili nel creare un vortice in cui attirare gli spettatori.

Gli animatori del corto hanno aperto un blog sul quale hanno documentato le varie fasi di  sviluppo dell’animazione.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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