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Robbie

L'incredibile storia di un robot del futuro, realizzata usando solo immagini di repertorio della NASA.

2012 | 5 - 10 | Australia | Found Footage | Outer Space | Sci-Fi

L’utilizzo del found footage è un’espediente abbastanza comune nel cinema contemporaneo. Utilizzato in particolar modo nell’horror  e nella fantascienza,  è oramai considerato come un sottogenere a tutti gli effetti. Sebbene il primo film in cui lo si trova si Cannibal Holocaust, è a partire dagli anni 90, con il caso Blair Witch Project,  che  molti registi si sono sistematicamente avvalsi di presunti video e registrazioni “trovate per caso”, e il successo di film come The Ring, Cloverfield e Rec ha dato il via ad una infinita produzione di ‘variazioni sul tema’.

Anche Robbie utilizza materiale video pre-esistente, ma con delle sostanziali differenze rispetto all’uso che se ne fa di solito. Innanzitutto, le immagini utilizzate non sono una semplice trovata di sceneggiatura: le registrazioni qui diventano l’intero film. Niente di ciò che si vede è stato girato per il corto, questi 8 minuti sono frutto di un lungo lavoro di montaggio che Neil Harvey ha realizzato da più di 10 ore di video della Nasa. È questa l’altra grande differenza con i film di “found footage”: tutto ciò che vediamo è reale, non ci sono set o attori professionisti. Il regista ha usato immagini di repertorio, disponibili in open-source nell’archivio online della Nasa, per costruire una narrazione di fantascienza. D’altro canto, come dice Harvey stesso, le immagini dell’agenzia spaziale statunitense sono realizzate con le camere più avanzate in esistenza, perché non sfruttare questa risorsa?

Robbie è un robot costruito sulla terra nei primi anni 2000. Questo video è una sorta di testamento in cui racconta la sua storia, dato che la sua batteria sta per esaurirsi. Ci dice che nel 2032, grazie a un upgrade del suo sistema operativo, fu in grado di sviluppare una propria coscienza. Mandato nello spazio, ha mantenuto uno stretto contatto con la terra e i suoi ‘amici’ per molti anni, fino a che, nel 2045, ha perso tutti i contatti con l’esterno. Il robot ha così passato 6000 anni da solo nello spazio, tempo in cui si è costruito un mondo immaginario, in cui è il re dell’universo. Questo mondo di fantasia, però, non gli basta: è sempre la Terra a tornare nei suoi pensieri.

Triste e catartico allo stesso tempo, anche grazie alla colonna sonora e all’innegabile impatto emotivo delle  immagini dello spazio, questo corto è veramente unico nel suo genere.  Il regista, nel costruire la storia, ha mischiato elementi reali e immaginari, come l’amicizia di Robbie con la flautista e ingegnera aerospaziale Catherine “Cady” Coleman, e le immagini del Papa che sembra interagire con gli astronauti (il robot stesso dice che tra le varie religioni della terra, ha deciso di diventare cattolico). E’ inoltre riuscito a integrare delle parti animate, utilizzando i rendering della Nasa, giustificati dal fatto che il robot nn vede ma percepisce delle immagini digitali dell’ambiente in cui si trova. È quasi assurdo, abituati a vedere ogni sorta di realtà immaginata nei film di fantascienza, pensare che tutto ciò che vediamo è vero, anche “Robbie” stesso, che altro non è che il Robonaut 2 della NASA.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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