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The Chickening – di Nick DenBoer e Davy Force

Una parodia? Forse. Un trailer? Anche. Un'animazione? In parte. Un cortometraggio? Perché no.

2015 | 5 - 10 | Canada | Grotesque | Meta-Filmic | Mixed Footage

Non è facile descrivere The Chickening di Nick DenBoer e Davy Force. Una parodia? Forse. Un trailer? Anche. Un’animazione? In parte. Un cortometraggio? Perché no.

Attraverso l’uso di varie tecniche di animazione digitale ed in particolare del face-morphing, DenBoer e Force hanno prodotto una sorta di compendio schizoide di The Shining di Stanley Kubrick. Senza di fatto girare ex novo alcuna scena, i due registi utilizzano il footage originale del film per inserirvi suoni distorti, dialoghi surreali e soprattutto espressioni facciali di Nicholson e compagnia deformate dall’uso di bocche, occhi e tratti di altre persone, il tutto circondato dalla presenza assidua di polli e galline. In questo delirio farsesco si assiste alla trasformazione del custode Dick Hallorann in un alieno verde acceso o delle due gemelle in hip-hoppers, tanto per rendere l’idea. Una continua decontestualizzazione estremizzata, quindi, dove ovviamente si perdono le coordinate inquietanti dell’originale, ma si conserva un sottofondo psicotico virato verso un’eccitazione allucinata. Un po’ come se Hunter Thompson vedesse il film di Kubrick sotto gli effetti della mescalina.

Secondo la voce narrante che chiude, come fosse un trailer, The Chickening abbiamo assistito (o assistermo?) ad una “nuova svolta di un racconto classico dell’orrore”, una sorta di via narrativa alternativa che germoglia dall’originale di Kubrick. Non sappiamo se dobbiamo fidarci di DenBoer e Force, però una voce dell’Urban Dictionary sul verbo “to chicken” recita così: “Essere così pazzo, eccitato o su di giri da quasi farsela addosso”. Beh, poco ci è mancato.

Francesco Bozzi

Francesco Bozzi

Nato nel 1989, mi sono laureato in Letterature comparate alla Utrecht University nel 2015 ma, fuggendo l’accademia, cerco di scrivere del cinema che guardo, dello sport che seguo, e della muscia che sento.

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