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The Sand Storm

Una storia distopica ambientata in una Pechino del futuro in cui le risorse d'acqua si stanno esaurendo. La realizzazione del corto, che vede l'artista cinese Ai Weiwei tra i protagonisti, è stata segnata da alcune controversie.

2014 | 5 - 10 | China | Dystopia | Sci-Fi | Special FX

Ci sono molte cose da dire riguardo The Sand Storm. Innanzitutto, il protagonista è Ai Weiwei, uno dei più importanti artisti viventi – la sua presenza, però, è controversa. Inoltre, il regista Jason Wishnow è stato per anni il responsabile dei TEDTalks, ed è considerato uno dei personaggi più importanti nel mondo del digital filmmaking. Le riprese sono state effettuate in gran segreto nel mezzo di un’allarme inquinamento che ha costretto tutta la troupe ad indossare maschere anti-smog – il tutto a temperature glaciali. Tra le altre cose, la campagna Kickstarter con il quale è stato finanziato è stata la terza più remunerativa della storia del sito. In realtà, però, di campagne ce ne so state due. Insomma, la realizzazione di questo corto è stata travagliata, ed è bene ricostruirla dall’inizio.

Nel 2013, dopo sei anni alla guida dei Ted Talks, Jason Wishnow ha deciso di prendersi una pausa e andare in Cina, a Pechino. Durante questo soggiorno ha avuto modo di incontrare Ai Weiwei nel suo studio. I due avevano già avuto contatti quando, nel 2009, il TEDTalk dell’artista fu fatto uscire dal paese in gran segreto. Era qualche tempo che Wishnow stava sviluppando ‘The Sand Storm’, e l’idea di un film che usasse il problema della scarsità d’acqua come metafora della mancanza di informazioni e notizie veritiere in Cina catturò l’attenzione di Ai Weiwei, che acconsentì a prendere parte al film. Le riprese furono effettuate in gran segreto nei pressi dello studio dell’artista nel distretto di Caochangdi. Nonostante le condizioni ambientali tremende (clima gelido e livelli di inquinamento oltre ogni soglia di sicurezza), e la difficoltà nell’aggirare le autorità cinesi, il tutto si svolse in un clima sereno, tanto che Wei Wei si divertì anche a fare da ‘barbiere’ per la troupe, come dimostrato dalle foto del regista.

Quando però i soldi per la post-produzione iniziarono a scarseggiare, Wishnow decise di iniziare una campagna su Kickstarter, annunciando il cortometraggio distopico-fantascientifico e annoverando l’artista tra i protagonisti. E’ qui che le cose iniziano a complicarsi: ad Ai Weiwei non è affatto piaciuto il modo in cui la sua immagine e il suo nome sono stati usati per promuovere il film. In pochi giorni è stata pubblicata una diffida nei confronti del regista, ancora consultabile online, e la campagna Kickstarter è stata sospesa. Allarmato, Wishnow è partito immediatamente per la Cina, dove ha avuto modo di incontrare di nuovo l’artista e chiarire le cose. Poco dopo la campagna è stata rilanciata, accompagnata da una lunghissima lettera di scuse pubbliche da parte del regista: incomprensioni, difficoltà di comunicazione, e una sostanziale (dichiarata) buonafede sono stati cause di questo impasse. Le scuse si sono comunque rivelate convincenti, e con 2,045 sostenitori e 101,065 dollari raccolti (su un goal iniziale di 33 mila), The Sand Storm è diventato il terzo corto più supportato di sempre. L’artista cinese non ha rilasciato ulteriori commenti in riguardo.

Il film è stato completato ed ha debuttato al Telluride Film Festival la scorsa settimana, e subito dopo è stato condiviso online, come da progetto iniziale del regista.

La tagline del film parla di una storia di fantascienza distopica ambientata in una città sull’orlo del totale esaurimento delle riserve acquifere, in cui si consuma una tragedia umana, vista dagli occhi di quattro protagonisti: una donna, un uomo, l’amante, e un contrabbandiere d’acqua. In effetti, il corto ci mostra proprio questo: il nostro trafficante d’acqua (Ai Wei Wei) assiste casualmente ad un litigio tra una coppia – e l’amante di lui – per poi sposarsi altrove, tra tentativi di rapina delle sue riserve d’acqua e caos nelle strade. La storia non è elaborata, ma ricca di simbolismo.

Non è un caso che sia l’artista a fungere da segreto contrabbandiere d’acqua – e a mostrare l’ultima fonte rimasta alla sua co-protagonista: se l’acqua diventa metafora delle informazioni, è come se Weiwei interpreti se stesso. Sono anni, infatti, che è impegnato in una lotta contro il governo cinese riguardo la censura e la libertà di informazione – come ben documentato in Ai Weiwei: Never Sorry e The Fake Case. Indossando un’uniforme che ricorda in ugual modo il cyberpunk di Mad Max e le tute degli operai cinesi, guida un tuk-tuk veicolo di salvezza (figurata e non).

Il problema dell’acqua è però anche reale ed attuale. Pechino è un set perfetto per un futuro distopico, in cui l’umanità ha esaurito le risorse. L’atmosfera fumosa dai toni grigi non è stata ottenuta in post-produzione, è stato l’allarmante livello di inquinamento a ‘regalare’ al regista questo scenario apocalittico. E’ un dramma vero, tangibile: le maschere indossate dai personaggi del film non sono props di scena, erano tutti obbligati ad indossarle, davanti e dietro la camera da presa. L’emergenza ecologica è palpabile, parla da sé.

La fotografia del cortometraggio (realizzata dal veterano Christopher Doyle, già responsabile di film come In the mood for love) è impeccabile, i toni desaturati e la fuliggine giallina che circonda tutto e tutti sono parte integrante della storia. Non è infatti la narrazione il punto forte del corto, ma l’impatto visivo ed emotivo raggiunto tramite la già citata freddezza della fotografia e la innegabile presenza scenica dell’artista, che non ha bisogno di parlare per imporre il gigantesco bagaglio simbolico che lo accompagna.

Jason Wishnow ha diretto alcuni cortometraggi narrativi, è stato il responsabile video dei TEDTalks nonché uno dei pionieri dei video online, fu infatti il fondatore di The New Venue, uno dei primi siti di film, lanciato negli anni 90, molti anni prima dell’avvento di Youtube.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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