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The Walrus

Il tricheco è molto depresso. Ha tutto, ma qualcosa di importante manca nella sua vita… Are you Walrus?

2015 | 5 - 10 | Dramedy | Surreal | USA

“I am he as you are he as you are me and we are all together”, cantava John Lennon. Il tricheco siamo noi, ci ribadisce Luke Randall. Australiano di stanza a Los Angeles, Luke è un alfiere del DIY: produce, scrive, dirige e monta cortometraggi e animazioni, diventati subito virali (oltre 1.5 milioni di visualizzazioni on line) e premiati in numerosi festival internazionali.

The Walrus è una surreale dramedy che racconta la depressione di un tricheco (un intenso Rodrigo Huerta, con make-up di Samantha Nalchajian), vittima di sé stesso e di una vita insoddisfacente. Sonno nervoso, sveglia tardi al mattino, una colazione di sardine in scatola, il dolore alimentato dalla cartolina del Pacific Coast che campeggia sul frigo. La cassetta della posta è ancora vuota, neanche la consueta sigaretta fumata a bordo piscina, un buon libro e la passione per gli elicotteri radiocomandati riescono a colmare il suo gigantesco vuoto. Guardarsi allo specchio è penoso, il telefono squilla e nessuno risponde. Malinconico e rassegnato, il tricheco accende la tv e tra un inseguimento, un incontro di boxe e una sparatoria, ecco il twist: io sono lui come tu sei lui come tu sei me e noi siamo tutti insieme…

Come il cane Charles di Spike Jonze e l’Elefante di Pablo Larcuen, The Walrus è un’intima e grottesca storia di alienazione e consapevolezza, perdita dell’innocenza ed esplosione di rimpianti per ciò che ci siamo lasciati alle spalle (e non riusciamo ad affrontare). Randall racconta con quadri fissi e toni sognanti, sospensione eterea di sound design e score (tre brani di Keith Kenniff, Henry the Rabbit e Dustin Ransom), una sintesi potente di story-telling e regia (la conclusiva rotazione in steadicam – e successiva post – è un gran pezzo di bravura). Realismo magico che bagna gli interni e le spiagge di Ventura, California, un mondo tremendamente familiare e meravigliosamente surreale, restituito con look digitale sporcato a dovere dalla distorsione anamorfica.

Randall ha collaborato con la Dreamworks Animation (è stato nell’animation department di Turbo, Il gatto con gli stivali, Megamind, Shrek e vissero felici e contenti, Boog & Elliot 2) e ha realizzato la robo-animazione Reach (2009) e il future noir turbo drama Eyes of the City (2015). 

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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