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When Namibia Was a City…

La vita quotidiana di Yusuf è dominata da una meravigliosa e amata routine. Un sabato di pesca con l'amico Tamer potrebbe dargli l'occasione di ristabilire la sua figura di capofamiglia...

20 – 25 | 2010 | Dramedy | Family | Germany

La vita quotidiana di Yusuf è dominata da una meravigliosa e amata routine. Si sveglia al mattino e beve un caffè alla finestra, saluta la moglie Ceyda che va al lavoro, si divide tra divano, televisore e computer. Schiaccia un pisolino ed esce soltanto per raggiungere al bar il suo amico Tamer, fare una partita a Okey e due tiri di spinello. Torna a casa, prepara il pranzo per Ceyda e così via, una giornata dietro l’altra. Arriva il suo compleanno, a cena c’è anche sua figlia Ayda. È il momento di ristabilire i ruoli: giocando a Nomi cose città. Nulla da fare, Namibia non è un nome di città. Quando Tamer gli propone di andare a pesca insieme, accetta quasi controvoglia. È soltanto l’occasione giusta per provare la vecchia macchina fotografica che sua moglie gli ha rimesso a nuovo come regalo. Sembra proprio l’inizio di un risveglio. Una rivelazione, una sorpresa. Forse?

Presentato e premiato in numerosi festival internazionali (Hof – Home of Films, Rio de Janeiro, Colonia – Unlimited, Istanbul – Akbank, Zagabria), When Namibia Was a City… è un delicato e ironico ritratto di famiglia. Ilker Çatak e Johannes Duncker si divertono a osservare la vita e a ricostruirla smontandone e rimontandone i tasselli, figli loro stessi di distacchi, approdi e ritorni (Çatak è nato a Berlino, ha vissuto a Istanbul e a Berlino è tornato; Duncker a Istanbul ci è cresciuto, per poi rientrare a Colonia). Hanno raccontato love story bizzarre e fuori dal tempo (Eskimo Frog nel 2005, A Space in Time nel 2013), incontri di scoperta e condivisione (Between Banks nel 2008), responsabilità pubbliche e private (il recente Fidelity, 2014).

Ilker mette in scena papà Yusuf, il ribaltamento dei ruoli e il cambio di “categorie”: costretto a smettere di lavorare a causa di un problema di salute, il capofamiglia si adatta. Çatak e Duncker compongono quadri in bilico tra realismo metafisico e leggerezza sarcastica. Dilatano i tempi, lasciano spazio al fuoricampo e al non detto. E in questo elogio alla lentezza, il loro protagonista diventa un eroe di disillusione e speranza.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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